Fly (?)

Una mosca in una stanza con una finestra aperta: continuo a sbattere contro le pareti perché sono dipinte di giallo e somigliano cosí tanto alla luce. Mi faccio male, frantumo le mie ali, faccio fatica a volare nuovamente ogni volta che mi appoggio sulla superficie.

Dalla finestra penetra il vento: è gelido, soffia cosí forte; ho paura che mi uccida. La luce del sole è con ogni probabilità reale, ma non mi fido mica: in fondo come può essere vero qualcosa che non posso toccare? E poi, il dolore che mi fracassa il corpo quando sbatto contro il muro lo conosco, ma non saprò mai com’è morire bruciati posandosi sul sole: di che stiamo parlando? Zzz…Zz…e il silenzio.

Salita, precipizio, confortevole vuoto.

La verità è un punto di vista, la sua ricerca è illusione.

Non esiste niente di quello che conosco, niente di ciò che uso per leggere la realtà.

Sono un inutile groviglio di schemi atti a rendere ciò che mi circonda più sopportabile attraverso la convinzione di poterlo comprendere.

Non vedo la meta e ho dimenticato dove fosse la partenza.

Fingo sapendo di fingere la mia stessa speranza; ricerco con costanza e dedizione nuovi livelli di resilienza che si rivelano puntualmente nuovi livelli di lesioni psico-fisiche e di sociopatia.

Non c’è partenza, non c’è meta e sono libera.

La verità esiste: arriva violenta quando smetti di cercare comode menzogne.

Nuda su china.

Ho pagato

un’ultima lacrima al vento;

ne ha fatto odore di sangue.

Percepisco quell’ essenza dal profondo del mio abisso.

Sono codice da decifrare,

lingua che nessuno vorrà mai parlare.

Apro le mie pagine e le scopro bianche.

 

Sono china nera,

intagliata su un letto di cera colorata;

le lame mi spogliano

e lo fanno con violenza.

 

Ritorno al nero,

con irregolari tagli sulla carta

che non verranno mai oscurati;

saranno strada di nuovo, doloroso,

acciaio.

 

La fenice

Trema l’io nascosto che,al buio,
la mente,ghermisce.
Il sonno, la ragione sedata,
il sogno,
i mutevoli mostri.
I sussurri dell’anima,
taglienti,attanagliano il pensiero,
soffocano ogni battito,ne ovattano il suono.
Accarezzato dalla luna,inerme,
il mio corpo.
Controluce,l’armonia
di una bianca linea che trema,

interrotta da brividi.

Poi il pallido chiarore, piano, si nutre di speranza;

diventa calore di un sole primaverile.
Il risveglio

che apre il sentiero alla rinascita,
tra spine di rovi

che filtrano frammenti di luce.
Esiste forse guerra più dura
di quella con se stessi

o cicatrice più profonda di una autoinflitta ?