Il dolore é sempre stato un concetto astratto per me o perlomeno volatile: l’ho sempre lasciato entrare, elaborato e guardato evaporare.
Ora é un lusso che non riesco a permettermi, come una villa in una grande città piena di amianto che si è appena comprata con una vincita alla lotteria (qualcosa che ti capita e per cui decisamente non stai lavorando). Assume una massa e una forma, pesa sul mio corpo e rallenta il mio respiro. Risucchia la mia anima e trattiene le mie lacrime. Sento di dover fare uno sforzo fisico enorme per spingerlo fuori, come se il mio coping decisamente inefficace fosse la diga piú resistente che potessi immaginare, ma dovessi abbatterla per allentare la pressione: un sanguinamento nel mio cranio da decomprimere. Voglio urlare, voglio distruggere, voglio mordere, voglio piangere. Voglio un abbraccio.