Non ho idea di che significhi amare qualcuno romanticamente. Penso e non so con certezza, di essermi innamorata, intendo come fanno i personaggi nei romanzi ottocenteschi, solo due volte nella mia vita. Mi sono spesso detta che probabilmente mi ero innamorata, in particolar modo la seconda volta, di un’idea più che di un essere umano: l’amore per un’idea é potente, travolgente ma anche fine a se stesso.

Ho capito che amavo non camminare sullo stesso piano di qualcuno, sentirmi sempre uno scalino sotto e poter imparare qualcosa da quel qualcuno che tanto ammiravo, come una fan più che come una partner. Ho affidato il livello del mio valore al fatto che tanto splendore volesse donarsi anche solo un po’ a me, innescando una fame di approvazione e di affetto che veniva soddisfatta pienamente dal parsimonioso dosaggio che l’altra parte adottava nel ricambiare tanta adorazione.

Inutile dire che non poteva essere abbastanza e che la caduta é stata rovinosa. Ho sentito fisicamente che in me si era rotto qualcosa per sempre.

Non colpevolizzo nessuno al di fuori della mia insicurezza per questo, sia chiaro. La responsabilità é mia e aggiungerei: per fortuna, perché é solo sulle mie scelte e le mie prospettive che posso agire, non di certo su quelle altrui.

A tal proposito, sono stata insicura ma anche arrogante e paradossalmente troppo sicura di me: avevo la presunzione di poter praticare la telepatia. Pensavo di conoscere con certezza sentimenti e pensieri altrui, creavo delle verità che diventavano per me assiomi che non avevano bisogno di essere dimostrati. In base a questa realtà non creata da concrete prove, mi comportavo con l’altra persona, punendola inconsciamente per cose che, forse, non aveva neanche pensato. Questo ha determinato che, una volta consapevole di questo grave errore reiterato, incontrando qualcuno che quelle cose le aveva pensate E fatte, tendevo a giustificare e rimanere anche quando mi stava distruggendo, come a negare a me stessa l’evidenza. Dal credere a niente al credere a tutto; da un estremo all’altro in un processo di autodistruzione.

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