In diversi mi hanno chiesto perché io non parli mai di Amburgo. La verità è che non saprei cosa dire, perché ogni parola sarebbe troppo poco o forse troppo e basta.

Amburgo per me è pioggia mista a succo di maracuja, avocado, Franzbrötchen, odore di erba e tabacco, Frangelico, Jever, cordiale indifferenza, bellezza e degrado, perdizione e un primo vero ordine nella mia vita.

É un mix di concetti non ancora definiti, di immediate sensazioni che non so distinguere perché mutano troppo rapidamente.

É la prova che ho smesso di pensare e di tentare di spiegare il mio spettro emotivo, abbandonandomi di buon grado a ciò che accadrà concentrandomi sugli istanti.

Amburgo é una vita intera che é scorsa via in due anni.

Ti invecchia precocemente, come se il tempo scorresse diversamente. Ti molla un ceffone e ti rispedisce all’infanzia, come se avesse selezionato accuratamente eventi estremamente positivi o estremamente negativi per modificare la tua crescita dopo averla riavvolta.

Amburgo é un grembo che accoglie i viandanti che non hanno una vera meta, che hanno dimenticato o voluto dimenticare punto di partenza e punto di arrivo. Un confortevole gelido purgatorio che ti dice di avvicinarti ma non troppo, che tanto prima o poi te ne andrai, quando avrai preso quello che vuoi.

Amburgo é una prostituta che ti ama finché la paghi. Una madre severa e anaffettiva, che ti cresce fino a quando non puoi camminare sulle tue gambe, per poi darti un calcio in culo.

Il tipo di madre che non ti fa mancare niente di concreto, da cui cerchi approvazione e calore senza successo, ma che ti dà gli strumenti per affrontare quello che ti aspetta lá fuori, oltre a qualche sporadica carezza;

una madre con un buon profumo che ricorderai con piacere per il resto della vita, con quel sottile retrogusto amaro di chi voleva di più ma non aveva niente di cui lamentarsi che potesse davvero aver senso nella testa di chi non era stato in quel grembo e si metteva semplicemente in ascolto.

Per questo, non parlo di Amburgo. Per lo stesso motivo per cui un adolescente che parla dei propri genitori va davvero centinellato: perché sono incazzata e perché la amo troppo nonostante mi faccia incazzare. Perché non posso discutere di niente se troppo coinvolta. Perché semplicemente non capireste e, in fondo, non ho capito neanche io.

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