Ho lottato tanto, spingendo contro la corrente con ogni fibra di me stessa, ma alla fine sono comunque finita qui: il momento in cui ho perso le mie buone intenzioni e mi sono raggomitolata con la testa sulle ginocchia. Qui non si sta poi cosí male: è pieno di gente disillusa che si concentra sui dettagli della propria routine e non si preoccupa più di cose grandi come l’amore o il dolore. Li avevo già incontrati prima, dato che sono loro ad avermi invitata. Avevano fatto troppi investimenti sbagliati e non volevano più rischiare di trovarsi in tasca qualche altro pezzo d’anima che non si poteva rincollare. Ho fatto notar loro, che quando ci si sforza tanto di non provare niente e di ridurre la vita a reazioni chimiche e schemi, tecniche mindfulness e yoga contro l’ansia e pro-individualità, non si dà più tanta importanza neanche ai sentimenti altrui: ecco come sono finita qui, con loro. Mi é stato detto “spero che tu non smetta mai d’amare” e ho risposto che sarebbe stato impossibile; ma un giorno mi sono svegliata e tutto il calore e l’accoglienza erano scivolati fuori dal mio corpo come in un post-sbronza, svuotandomi. Un attimo prima c’erano e poi il buio. Mi ripeto: meglio così, ti fai forte! Era ora che temprassi questa “infantile ipersensibilità ed accondiscendenza”. Ma non é per caso, che non ero nè sbagliata, nè infantile, nè dipendente dai rapporti umani? Magari amavo, niente di più, e per loro era già sbagliato così, perché semplicemente non lo capivano.