Il momento in cui tocchi il fondo del pozzo é sempre caratterizzato da una certa bivalenza. Sei strattonato tra l’occasione, la voglia di luce e il domandarti come ci sei finito. Quando non hai niente da perdere sei pervaso da un nuovo calore, nonostante il quale hai tremendamente freddo. Nessuno ti tirerà fuori di lí: finché non guardi in alto per vedere un braccio teso, non puoi sapere se qualcuno é venuto a cercarti. Stai lí a crogiolarti nella disperazione, cercando di capire come uscire fuori da quel posto umido e fatiscente, sbatti contro la corda che ti hanno calato fino in fondo a quell’abisso e pensi a come si fa il nodo del cappio. Ti fermi prima dell’orlo di un dirupo e oscilli tra il “vorrei poter volare” e il “sto per cadere”, senza guardare giù, senza considerare che ci sia la possibilità che non sia alto quanto pensi e che proprio oltre ci possa essere una valle infinita da esplorare. Vedere l’occasione nel punto di rottura é il coraggio di saltare o arrampicarsi sulla corda, con il rischio di cadere rovinosamente nel vuoto, perché una minuscola e luminosa parte di te sa che c’é una possibilità di concederti nuova vita.

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